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13 luglio

odoacre

Ho perso il filo del discorso, ho preso una direzione e, l’ho seguita, stupido cavallo da tiro con i paraocchi. Avevo mille possibilità di svolta ma nessuna voglia di considerarle. Perché porsi in discussione vuol dire poter considerare il caso nel cui il nostro comportamento non sia così corretto come dobbiamo dimostrare agli altri. Ho sempre amato le dimostrazioni logiche, frutto di passaggi brevi e diretti. Ma l’illusione che un sistema, per quanto preciso, riesca a rinchiudere la realtà che ci circonda l’ho persa da un bel po’. Ho scelto di camminare dall’altra parte della strada perché in realtà una scelta non l’avevo. La distanza che separava la mia mente da ciò che gira intorno era troppa. Troppi sogni storpiano. Troppi sogni aiutano. Troppi segni cambiano le realtà che ognuno di noi percepisce. Bene. Anzi no, male, ogni giorno ho camminato sempre più distante. Distante dalla comunità. Non credo in alcun sistema. Non ci credo ma li utilizzo ossessivamente quasi che con il metodo e le leggi che li reggano possano salvare almeno una parte di razionalità che conservo chiusa a chiave.

 

Odoacre:  Figlio di Edicone, principe sciro alla corte di Attila re degli Unni, nel 469 si mise al servizio dei romani come capo di un esercito di mercenari germanici di stirpe erula, fino a quando si pose a capo dei contingenti barbari ribelli. Ucciso il generale Oreste a Ticinum (Pavia) depose l'imperatore Romolo Augusto. Nominato rex gentium dalle sue truppe decise di non nominare un successore all'imperatore appena decaduto, ma inviò le insegne imperiali all'imperatore dell'Impero Romano d'Oriente Zenone, il quale, pur invitandolo a sottomettersi all'autorità dell'imperatore legittimo, Giulio Nepote, accettò di fatto la sua sovranità sulle terre d'Occidente, decretando così praticamente la fine dell'Impero Romano d'Occidente (476).

L'amministrazione di Odoacre non fu certo quella tipica di un sovrano sovvertitore dell'ordine, tuttavia egli cambiò parzialmente la posizione dei consociati, in particolare per quanto riguardava la gestione dell'esercito, per la prima volta composto interamente da barbari. Le truppe vennero mantenute tramite il pagamento di un salario su parte dell'erario, ma queste provvidero anche autonomamente ed arbitrariamente alla realizzazione dei propri desideri materiali tramite la costituzione (da parte del prefetto del pretorio Felice Liberio) di un istituto di esazione abusiva che andò molto diffondendosi in quel periodo: il salgamum, strumento tipico della mentalità barbara. Esso consisteva nella suddivisione delle villae dei ricchi latifondisti in tre parti: il proprietario aveva diritto di scelta per la parte di suo uso, i capi militari sceglievano quella che serviva per l'acquartieramento e l'ultima era destinata ai coloni che mantenevano barbari e Romani. In generale si ebbe un trasferimento e un accentramento di competenze tra i militari, lasciando ai romani la possibilità di mantenere l'esercizio delle cariche minori e la professione libera del Cristianesimo.